04/11/2016

Dal DNA uno strumento per prevedere gli outcome del trapianto di rene

Mesnard L, Muthukumar T, Burbach M, et al. Exome sequencing and prediction of long-term kidney allograft function. PLoS Comput Biol 2016;12(9):e1005088.

Le attuali strategie per migliorare i risultati del trapianto di rene si basano sul match HLA tra donatore e ricevente, tanto che la maggior parte dei Paesi prevede algoritmi di allocazione che includono la compatibilità dei geni del complesso maggiore di istocompatibilità (MHC) quale fattore determinate della selezione.

Tuttavia, dal 40 al 50% dei trapianti di rene va ancora incontro a rigetto entro 10 anni dall’intervento: questo indica che altri fattori genomici possono influire  sugli outcome a lungo termine.

Ora, un nuovo sistema di punteggio (allogenomics mismatch score, ovvero AMS), che mette a confronto il disallineamento genetico tra donatori e riceventi di rene, potrebbe contribuire a migliorare le previsioni di successo del trapianto.

È quanto afferma uno studio multicentrico condotto dal Weill Cornell Medical College di New York, con la collaborazione di altri centri americani e francesi, pubblicato su PLoS Computational Biology, che confermerebbe quanto già ipotizzato da altri autori (Jameson-Lee M, et al. In silico derivation of HLA-specific alloreactivity potential from whole exome sequencing of stem-cell transplant donors and recipients: understanding the quantitative immunobiology of allogeneic transplantation. Front Immunol. 2014).

In questo caso i ricercatori sono arrivati a individuare la migliore corrispondenza donatore-ricevente rilevando differenze nelle sequenze di DNA in alcuni punti specifici dei rispettivi genomi. In sostanza, minori sono le differenze tra un donatore e un ricevente in quella specifica regione genomica, maggiori saranno le probabilità di una buona funzione renale dopo il trapianto.

Per indagare a fondo l’impatto genetico sul trapianto di rene, Mesnard e colleghi hanno raccolto i dati del DNA per un gran numero di geni da 53 coppie di donatori di rene e dei rispettivi riceventi. Hanno quindi sviluppato un metodo di calcolo che assegna un punteggio ad ogni coppia donatore-ricevente sulla base dei disallineamenti nelle loro sequenze di DNA.

Dopo il trapianto  i ricercatori hanno seguito ogni coppia per diversi anni prendendo come riferimento il filtrato glomerulare (eGFR) quale marker surrogato per la sopravvivenza del trapianto a lungo termine e hanno verificato se il grado di funzione renale prevista in base al punteggio dei disallineamenti nelle sequenze di DNA assegnati al momento della selezione corrispondesse alle previsioni.

Secondo i risultati il punteggio si è rivelato un forte predittore di funzionalità del trapianto.“Abbiamo dimostrato che l’allogenomics mismatch score (AMS), che può essere calcolato prima del trapianto, aiuta a prevedere i risultati nel post-trapianto con maggiore precisione rispetto al solo HLA-mismatch. Inoltre abbiamo osservato che la correlazione aumenta con il passare dell’intervallo post-trapianto e questo è un aspetto molto interessante perché si potrebbe giungere a prevedere persino eventi distanti come il rigetto cronico”, affermano, entusiasti, gli autori.

“Sarà necessario costruire altri studi futuri per confermare queste osservazioni iniziali, ma, in caso di conferme, queste possono portare all’utilizzo clinico del nuovo metodo e ottimizzare il match tra donatore e ricevente prima del trapianto. Sarebbe un grandissimo risultato perché c’è una notevole carenza di reni per il trapianto in tutto il mondo, che aumenta con l’aumentare delle liste di attesa. Per di più un contributo non marginale a questo incremento lo danno i pazienti con un trapianto fallito che tornano in lista di attesa per un secondo trapianto e che spesso è anche immunologicamente più complesso rispetto al primo”, sottolineano i ricercatori.

Se il nostro nuovo sistema di punteggio dovesse essere validato anche in futuri studi clinici, si paleserebbe una reale opportunità per ridurre al minimo i possibili fallimenti e per diminuire la disparità tra domanda e offerta di organi”.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

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