05/04/2018

Costo della sarcopenia nei candidati al trapianto di fegato

Dunn MA. The cost of sarcopenia. Transplant International 2018;31(2): 155–156.

Diversi autori hanno rilevato come la sarcopenia sia un fattore di rischio indipendente per l’aumento dei costi ospedalieri nei candidati al trapianto di fegato (van Vugt JLA, et al. Low skeletal muscle mass is associated with increased hospital costs in patients with cirrhosis listed for liver transplantation – a retrospective study. Transpl Int ).

In particolare, la diminuzione della massa muscolare (misurata con l’imaging TC) sarebbe fortemente associata a più frequenti ospedalizzazioni, a un maggiore costo delle cure e a peggiori risultati post-trapianto.

Tale osservazione, fra l’altro, è coerente con altri studi che mostrano come la fragilità fisica misurata dalla velocità di deambulazione, indichi un rischio simile di aumento dei costi di ospedalizzazione e assistenza sanitaria in tali pazienti, oltre che peggiori outcome (Josbeno DA, et al. Frailty as tested by gait speed is an independent risk factor for cirrhosis complications that require hospitalization. Am J Gastroenterol 2016).

L’associazione è risultata particolarmente significativa all’analisi multivariata, anche dopo la correzione dei potenziali fattori di confusione.

Pertanto, tale condizione oltre a rappresentare costi aggiuntivi e un onere maggiore per i sistemi sanitari, costituisce anche un importante indicatore surrogato di fragilità per i candidati al trapianto.

Quindi la domanda che ci si pone è se la fragilità e i costi di questi pazienti possano essere compensati o ridotti al minimo da interventi mirati.

Probabilmente sì. Si stanno infatti raccogliendo  nuove informazioni sulla definizione, sui meccanismi e sulla misurazione della sarcopenia cirrotica che promettono di diventare perseguibili.

Ad esempio, l’eccesso di ammonio nella cirrosi, è ora riconosciuto come il disturbo centrale responsabile della disregolata biosintesi delle proteine muscolari, del catabolismo e della funzione epatica (Dasarathy S, et al. Sarcopenia from mechanism to diagnosis and treatment in liver disease. J Hepatol 2016.

Acuni studi dimostrano che, almeno negli animali da esperimento, la sarcopenia cirrotica può essere parzialmente reversibile mediante terapie che riducono l’ammonio (Kumar A, et al. Ammonia lowering reverses sarcopenia of cirrhosis by restoring skeletal muscle proteostasis. Hepatology 2017).

Altri  studi ancora, condotti sull’uomo, hanno riportato un miglioramento della sarcopenia e della fragilità cirrotica mediante esercizi strutturati, interventi nutrizionali, metabolici e ormonali.

Nonostante questo, il principale ostacolo nel cercare di arrestare la sarcopenia rimane la riluttanza dei candidati al trapianto e dei loro assistenti ad aggiungere un’altra richiesta a un regime di cura già difficile, ovvero l’esercizio fisico.

Questo perché quasi tutti i pazienti cirrotici sperimentano una diminuzione della prestanza fisica e delle energie, come manifestazioni cardine della loro malattia. In effetti, i loro livelli di attività, oggettivamente monitorati, sono tra i più bassi di tutti i pazienti con malattie croniche (Dunn MA, et al. The gap between clinically assessed physical performance and objective physical activity in liver transplant candidates. Liver Transpl 2016).

Dopo la valutazione di idoneità al trapianto e l’immissione in lista d’attesa, molti preferirebbero semplicemente riposare in attesa che arrivi l’organo.

“Ma se vogliamo evitare gli alti costi imposti dalla sarcopenia, sia in termini di risorse che di risultati post trapianto”, conclude l’autore, “è necessario cambiare radicalmente i processi e le priorità nell’assistenza pre-trapianto di questi pazienti e, per estensione, la cura della cirrosi in generale”.

 

 

 

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