17/02/2014

Trapianto di cuore, come migliorare il match donatore-ricevente?

Un’analisi condotta su 22 anni di trapianti di cuore negli Stati Uniti, effettuata da un gruppo di studio della Maryland School of Medicine University e pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology, Heart Failure, valuta criticamente l’attuale prassi di considerare, nel match donatore-ricevente, la corrispondenza di peso corporeo piuttosto che le dimensioni dell’organo.

Secondo i ricercatori, invece, un’attenta valutazione della corrispondenza del sesso e delle dimensioni d’organo tra donatore e ricevente può condurre ad outcome decisamente superiori.

I Centri trapianto in genere prendono in considerazione, nel pool di donatori, coloro il cui peso è inferiore al 30% del peso corporeo del ricevente. Questa ricerca dimostra che il sistema attuale genera dei match tutt’altro che ottimali, influenzando al contempo l’accesso a risorse già molto limitate.
Gli autori dello studio propongono quindi una nuova strategia per determinare la compatibilità donatore-ricevente sulla base della massa cardiaca totale stimata per ciascun ricevente.

Robert M. Reed, pneumologo presso il Medical Center della Maryland School of Medicine University, spiega che: “Anche se due persone hanno più o meno lo stesso peso, non è detto che i loro cuori abbiano le stesse dimensioni. Cuori più piccoli potrebbero, ad esempio, non essere in grado di svolgere il lavoro necessario”. Inoltre, le differenze possono essere particolarmente amplificate quando un match donatore-ricevente, basato sul peso corporeo, non tenga conto delle differenze di sesso.

Le conclusioni della ricerca sono basate su un’analisi retrospettiva condotta su oltre 31.000 abbinamenti donatore-ricevente tratti dal Registro trapianti UNOS (United for Organ Sharing) ed effettuati tra ottobre 1989 e giugno 2011. Lo studio, analizzando il rischio di morte a uno e a cinque anni dal trapianto, metteva a confronto i risultati ottenuti sulla base di peso corporeo e sesso, verificando se, per ogni trapianto effettuato, a tali parametri corrispondesse anche un’adeguata massa cardiaca. Inoltre, secondo gli autori: “Gli uomini che ricevono il cuore di una donna hanno il 32% di probabilità in più di morire durante il primo anno post-trapianto, e questo solo a causa delle dimensioni non ottimali del graft. Anche se il peso corporeo di donatore e ricevente è similare, infatti, il cuore femminile è notevolmente più piccolo.

Infine, il confronto attraverso analisi della massa cardiaca ha evidenziato che il rischio di morte aumenta notevolmente quando la massa del cuore del donatore risulti dal 10 al 15% inferiore alla massa del cuore del ricevente: nel gruppo che aveva ricevuto i graft più “sottodimensionati” si riscontrava, nel primo anno post-trapianto, un tasso di decessi del 25% superiore.
Lo studio non ha permesso di individuare le ragioni alla base di tali outcome, ma gli stessi ricercatori ipotizzano che il cuore sia costretto ad aumentare di dimensione per soddisfare le esigenze del nuovo corpo e che tale “crescita” possa avvenire in modo errato.” Il cuore del donatore se, di dimensioni inadeguate, deve “irrobustirsi” per affrontare il carico di lavoro di un corpo che non è stato predisposto per lui”, affermano.

Secondo Keshava Rajagopal, coautore dello studio, la ricerca sottolinea il pericolo derivante da un sottodimensionamento del match. “Il sottodimensionamento del cuore del donatore è molto pericoloso: è un po’ come mettere un motore di una motocicletta in un camion! C’è quindi la necessità di accertare in modo affidabile e preciso le dimensioni del cuore del donatore nel match con il ricevente e, in un’epoca di nuovi modelli di assistenza sanitaria e di cura responsabile, studi come questo possono rivelare quel che è meglio per il paziente oltre che aiutare ad ottimizzare l’allocazione degli organi disponibilii”.

Bibliografia. Reed RM, Rajagopal K, Eberlein M. et al. Cardiac size and sex matching in heart transplantation: Size matters in matters of sex and the heart. JCHF. 2014;2(1):73-83.

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