24/07/2018

Colangiocarcinoma intraepatico: la terapia neoadiuvate consente il trapianto di fegato

Lunsford KE, Javle M, Heyne K, Ghobrial RM, et al. Liver transplantation for locally advanced intrahepatic cholangiocarcinoma treated with neoadjuvant therapy: a prospective case-series. Lancet Gastroenterol Hepatol. 2018 May; 3(5):337-348. doi: 10.1016/S2468-1253(18)30045-1.

Allo stato attuale il colangiocarcinoma intraepatico rappresenta una controindicazione al trapianto di fegato.

Tuttavia, le precedenti esperienze di trapianto per questa condizione non hanno preselezionato i pazienti sulla base della chemiosensibilità o della traiettoria della malattia dopo la terapia neoadiuvante, riportando tassi di sopravvivenza molto bassi post trapianto.

In questa piccola serie di casi prospettici, i chirurghi e gli oncologi del J.C. Walter Jr. Transplant Center di Houston e dell’Anderson Cancer Center del Texas, hanno voluto vedere se era possibile ridurre il tumore con la chemioterapia, stabilizzarlo per alcuni mesi e procedere al trapianto di fegato.

Tra il 1° gennaio 2010 e il 1° dicembre 2017, sono stati sottoposti a valutazione 21 pazienti.

12 sono stati accettati e inseriti in lista d’attesa, di cui sei sottoposti a trapianto di fegato. Tre pazienti hanno ricevuto fegati da donatore cadavere con criteri estesi che altrimenti sarebbero stati scartati, due da donatori viventi domino e uno da un donatore standard.

La durata mediana dalla diagnosi al trapianto è stata di 26 mesi e il follow-up mediano post trapianto di 36 mesi (range 29-51).

Tutti i pazienti hanno ricevuto chemioterapia neoadiuvante in attesa del trapianto, a base di gemcitabina, come gemcitabina-cisplatino o gemcitabina-capecitabina, con terapie di seconda linea o di terza linea fornite per standard istituzionali.

I pazienti con un minimo di 6 mesi di risposta radiografica o di stabilità sono stati inseriti in lista di trapianto.

Gli endpoint primari erano la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da recidiva dopo trapianto di fegato, valutata con l’analisi di Kaplan-Meier.

La sopravvivenza globale è stata del 100% a 1 anno e dell’83% a 3 e 5 anni.

Tre pazienti hanno sviluppato recidiva di malattia a una media di 7,6 mesi dal trapianto con il 50% di sopravvivenza libera da recidiva a 1, 3, e 5 anni.

Gli eventi avversi post trapianto hanno compreso un ileo postoperatorio di grado 3 e un danno renale acuto che ha richiesto il trattamento dialitico temporaneo.

Secondo gli autori l’esperienza di questo piccolo numero di casi indica che la terapia neoadiuvante seguita dal trapianto di fegato in pazienti con colangiocarcinoma intraepatico biologicamente reattivo e senza progressione della malattia, può portare a un beneficio di sopravvivenza a lungo termine.

“Sono risultati promettenti anche se riferiti a un piccolo gruppo di pazienti, perché al momento, se la massa non può essere eradicata chirurgicamente, non esiste alcuna cura per questa malattia” dice Milind Javle, oncologo all’Anderson Cancer Center

“Abbiamo però bisogno di esplorare ulteriormente questo approccio e condurre ampi studi multicentrici per convalidare questi risultati prima di determinare che questa terapia possa essere lo standard di cura in questi casi”.

 

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