01/02/2018

In calo il cancro della pelle dopo il trapianto di organi

Rizvi SMH, Aagnes B, Holdaas H, Gjersvik P, et al. Long-term change in the risk of skin cancer after organ transplantation: a population-based nationwide cohort study. JAMA Dermatol 2017 Oct 18.  [Epub ahead of print]

Nonostante il rischio di cancro della pelle dopo trapianto di organo solido sia una realtà clinica ben documentata, non è chiaro se l’incidenza di tale rischio sia mutata nel corso degli ultimi 10 anni (Hofbauer  GF, et al.  Organ transplantation and skin cancer: basic problems and new perspectives.  Exp Dermatol. 2010).

In un ampio studio condotto in Svezia gli autori riportano differenze incrementali significative nel rischio di sviluppare un carcinoma cutaneo a cellule squamose (SCC) per i pazienti sottoposti a trapianto tra gli anni ’80 e gli anni 2000 (Krynitz  B, Edgren  G, et al. Risk of skin cancer and other malignancies in kidney, liver, heart and lung transplant recipients 1970 to 2008—a Swedish population-based study.  Int J Cancer. 2013).

Questi dati sono in contrasto sia con uno studio olandese più piccolo, che ha analizzato principalmente l’incidenza del carcinoma cutaneo a cellule squamose nel post-trapianto (Wisgerhof  HC, et al.  Kidney transplant recipients with cutaneous squamous cell carcinoma have an increased risk of internal malignancy.  J Invest Dermatol. 2012), sia con l’esperienza clinica di dermatologi in diversi centri di trapianto, che riportano un calo dell’incidenza di SCC fra i pazienti trapiantati di rene negli ultimi decenni (Jan Nico Bouwer Bavinck, Leiden University Medical Center, comunicazione personale del 3 febbraio, 2017).

Per affrontare nuovamente la questione Mohammad Syed Husain Rizvi e i colleghi dell’Oslo University Hospital in Norvegia hanno condotto uno studio prospettico di coorte che ha coinvolto 8.026 pazienti trapiantati di rene, cuore, polmone, o fegato dal 1968 al 2012.

I dati sono stati poi collegati al registro nazionale tumori per esaminare i trend di variazione del rischio d’insorgenza di tumori cutanei, con particolare riguardo al carcinoma a cellule squamose.

I ricercatori hanno trovato che i rapporti d’incidenza standardizzata globale (SIRS) erano di 51,9, 2,4 e 54,9 per SCC, per melanoma e sarcoma di Kaposi rispettivamente. Dopo il periodo 1968-1982 i rischi cumulativi per SCC sono aumentati nei pazienti sottoposti a trapianto dal 1983 al 1992, raggiungendo il 23% nei trapiantati di rene e il 61% nei trapiantati di cuore. Sono invece diminuiti nei pazienti trapiantati nel periodo 1993-2002, nonostante un’età media più elevata al momento del trapianto, scendendo al 19% nei trapiantati di reni e al 35% in quelli di cuore, con rischi cumulativi ancora più bassi per i soggetti trapiantati dal 2003 in poi.

Gli autori ritengono che l’aumento del rischio di SCC registrato nei trapiantati di rene nel periodo 1983-1992 sia, probabilmente, da imputare all’inclusione della ciclosporina nel protocollo di trattamento immunosoppressivo. Queste evidenze punterebbero il dito verso la terapia immunosoppressiva quale fattore decisivo. Di conseguenza, la dimuzione del rischio potrebbe essere collegata allo sviluppo di protocolli immunosoppressivi meno aggressivi e più individualizzati.

Non a caso la ciclosporina è stata sempre più sostituita dal tacrolimus e da altri farmaci immunosoppressivi e, sebbene sia ciclosporina che tacrolimus siano inibitori della calcineurina con modalità d’azione simili, i loro effetti avversi sono leggermente diversi.

Secondo gli autori una spiegazione supplementare alla riduzione del rischio di SCC post-trapianto, può essere dovuta al migliorato follow-up dermatologico. La più accurata eradicazione delle lesioni cutanee precancerose può aver, infatti, impedito a tali lesioni di svilupparsi in SCC (Ritchie  SA, et al.  Therapeutic options to decrease actinic keratosis and squamous cell carcinoma incidence and progression in solid organ transplant recipients: a practical approach.  Dermatol Surg. 2012).

Così come una maggiore consapevolezza tra i trapiantati sul rischio di cancro della pelle e una migliore protezione solare possono aver svolto  un ruolo importante  (Iannacone  MR, et al. STAR Study.  Sun protection behavior in organ transplant recipients in Queensland, Australia.  Dermatology. 2015). 

Lo studio conclude che il trattamento immunosoppressivo meno aggressivo e più individualizzato, unitamente a un follow-up clinico attento e ravvicinato, possono spiegare il decremento dei casi di SCC nei trapiantati.

Tuttavia, sottolineano che in questi soggetti immunodepressi il rischio di tumori cutanei rimane molto più elevato rispetto alla popolazione generale e questo dovrebbe essere una continua preoccupazione per i dermatologi, per i medici trapiantologi e per i pazienti, oltre che un auspicio al ricorso di trattamenti farmacologici sempre meno cancerogeni.

 

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