16/05/2017

Benefici dalla rianimazione “aggressiva” in pazienti che arrivano senza segni vitali in ospedale

Alarhayem AQ, Cohn SM, Muir MT, Eastridge BJ, et al. Organ oonation, an unexpected benefit of aggressive resuscitation of trauma patients presenting “Dead on Arrival”. J Am Coll Surg 2017 Mar 2. [Epub ahead of print]

La rianimazione aggressiva nei soggetti che arrivano ai dipartimenti di emergenza senza alcun segno di vita, non è sempre futile. In rarissimi casi i pazienti ne possono beneficiare, in molti casi si ha il vantaggio di aumentare il pool di donatori.

Lo conferma uno studio dello Staten Island University Hospital di New York, in collaborazione con l’University of Texas Health Science Center di San Antonio, riportato sul Journal of the American College of Surgeons (JACS) .

“Venti, trent’anni fa, questi pazienti giungevano ai dipartimenti di emergenza con rigor mortis e l’ultima cosa da fare era tentare una toracotomia, anche se l’esperienza e la ricerca suggerivano che non si traesse alcun beneficio dalla rianimazione aggressiva in questi casi”, spiega Stephen M. Cohn , chirurgo presso lo Staten Island University Hospital, il quale ammette di aver intrapreso questo studio per dimostrare proprio che si trattava di uno sforzo inutile.

Allo scopo i ricercatori hanno esaminato gli esiti di 340 pazienti giunti presso il Trauma Center di primo livello dell’Health Science Center a San Antonio, che presentavano assenza di battito cardiaco e nessuna evidenza di attività cerebrale (Glasgow Coma Score = 3).

Sette erano sopravvissuti, ma solo 5 (1,5%) sono stati funzionalmente indipendenti (4 dei quali vittime di traumi penetranti).  Dei 333 non sopravvissuti, 12 (3,6%) hanno donato i loro organi (16 reni, 2 cuori, fegati 4, e 2 polmoni).

“Siamo rimasti molto stupiti di aver avuto un risultato così positivo”, riferisce Cohn.

“Significa che su venti soggetti che giungono al Dipartimento di emergenza in assenza di pressione sanguigna, battito cardiaco e con un Glasgow Coma Score di 3, uno può diventare donatore e dare un contributo significativo con i suoi organi”.

Ciò dimostra che il limite di utilizzo della rianimazione aggressiva nei pazienti deceduti si è spostato in avanti negli ultimi anni, modificando anche il parere clinico su questi casi.

E, nonostante la gran parte dei Dipartimenti di emergenza si limitano semplicemente a costatare il decesso in queste condizioni, i risultati di questo studio suggeriscono che vale sempre la pena di tentare la rianimazione anche in quei soggetti che arrivano senza alcun segno di vita.

 

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