26/07/2017

Atteggiamento pubblico verso la donazione d’organi, il ruolo dell’autodeterminazione

Nordfalk F, Olejaz M, Jensen AM, Skovgaard LL, et al. From motivation to acceptability: a survey of public attitudes towards organ donation in Denmark. Transplant Res 2016; 23;5:5.

Negli ultimi tre decenni l’atteggiamento pubblico nei confronti della donazione è stato oggetto di numerosi studi incentrati sulle motivazioni dei donatori.

Nella maggior parte dei casi  l’interesse per gli orientamenti delle persone è stimolato dalle lunghe liste di attesa e, di conseguenza, la maggior parte degli studi si concentra sull’individuazione dei fattori che possono aumentare la disponibilità dei donatori o contribuire alla rimozione delle presunte barriere (Hyde M, et al. Perceptions of organ donors and willingness to donate organs upon death: a test of the prototype/willingness model. Death Stud. 2014).

In sostanza, molto spesso gli studi si basano sull’assunto che la conoscenza determina l’atteggiamento, che a sua volta influenza il comportamento.

In realtà questi studi sono poi costretti ad affrontare il problema del divario tra atteggiamento e comportamento, cioè non tutti coloro che sono ipoteticamente favorevoli alla donazione di organi decidono di donare quando si trovano di fronte a una scelta effettiva.

In questo articolo gli autori presentano un approccio nuovo in cui si concentrano sull’accettabilità invece che sulle motivazioni.

La strada intrapresa non è però del tutto nuova. David Rodríguez-Arias, Direttore del Centro di Scienze Umane e Sociali all’Università di Granada (Spagna), ha recentemente sostenuto la necessità di iniziare a concentrare l’attenzione sull’accettabilità pubblica delle strategie utilizzate per aumentare i tassi di donazione di organi, evidenziando che solo un quarto della popolazione in Spagna supporta la politica del consenso presunto e suggerendo che un sistema non debba essere misurato sulla sua efficacia nel procurarsi gli organi, ma anche sulla sua accettabilità sociale e sulla trasparenza dei mezzi con cui le donazioni vengono raggiunte (Rodríguez-Arias D. Public engagement in organ donation and transplantation. In: Randhawa G, Schicktanz S, editors. The social acceptability of implementing morally challenging strategies to increase donor rates. Lengerich and Berlin: Pabst Science Publishers; 2013).

In questo caso, lo studio è stato condotto in Danimarca perché in questo Paese ci sono stati sviluppi significativi negli atteggiamenti della popolazione verso la donazione.

Negli anni Novanta la Danimarca era un Paese con un sostegno pubblico molto basso, tanto che è stato l’ultimo Paese in Europa a introdurre la morte cerebrale come criterio legale per la certificazione di morte.

Dopo un intenso dibattito pubblico e politico l’attuale criterio è stato accettato e introdotto ma, a differenza di altri paesi europei che hanno adottato la legislazione del consenso presunto, la Danimarca ha mantenuto l’approccio del consenso informato.

Oggi i dati valutano la Danimarca come uno dei Paesi europei con il più alto sostegno alla donazione di organi da donatore cadavere (EUROBAROMETER. Blood and cell and tissue donation. Special Eurobarometer 426/Wave EB82.2 – TNS Opinion & Social. Brussels: European Commission; 2015).

L’articolo riporta in dettaglio i risultati di un sondaggio pubblico effettuato tramite un questionario sviluppato sulla base di precedenti studi qualitativi, incluso il riutilizzo di elementi d’indagini precedenti per facilitare il confronto storico.

Dai risultati emerge una chiara maggioranza favorevole o molto positiva verso la donazione degli organi (91,9%), così come emerge chiaramente un limitato sostegno agli incentivi economici per aumentare le donazioni (5,8%) o al consenso presunto (30,4%), con la maggioranza degli intervistati (63,9%) che sostiene l’obbligo di registrare la decisone personale in vita.

Cosa è successo? Cos’è che ha modificato un atteggiamento storicamente ostile verso la donazione in un giudizio positivo quasi unanime?

Gli autori individuano nell’autodeterminazione l’aspetto centrale per l’accettazione pubblica della donazione. Ossia, le politiche che sostengono la libera scelta del cittadino sono accolte con atteggiamenti positivi. Mentre il consenso presunto e gli incentivi monetari suscitano atteggiamenti negativi.

“È particolarmente degno di nota, spiegano gli autori, che anche quelli che hanno un atteggiamento positivo verso la donazione degli organi, diventano negativi nei confronti del consenso presunto e che la maggior parte degli intervistati è più favorevole alla donazione dei propri organi rispetto a quella degli organi dei propri cari”.

In particolare, questi ultimi probabilmente cambierebberro la loro posizione negativa se fosse nota la volontà positiva verso la donazioni dei loro familiari in modo da rispettare la loro autonomia decisionale.

Infine, lo studio evidenzia che la maggioranza degli intervistati concorda o è fortemente d’accordo con l’affermazione secondo cui il sistema sanitario dovrebbe contribuire a facilitare il contatto tra i destinatari degli organi e la famiglia del donatore, se entrambe le parti lo desiderano, nonostante l’attuale politica di rigoroso anonimato.

Anche questo aspetto indica che il pubblico, almeno quello danese, è più positivo nei confronti di politiche che facilitano la scelta piuttosto che verso politiche che promuovono o impongono restrizioni.

Insomma, dal sondaggio emerge con chiarezza che l’autodeterminazione occupa un ruolo centrale nel processo decisionale e che l’atteggiamento di ognuno è secondario rispetto all’accettazione del metodo con cui vengono sostenute le donazioni.

 

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