Il Centro Nazionale Trapianti

Il Centro Nazionale Trapianti  nasce a seguito della legge n. 91 del 1 aprile 1999 quale organo tecnico del Ministero della Salute e, sebbene l’istituzione di un Centro Nazionale di Riferimento fosse già prevista dalla legge n. 644 del 1975, la realizzazione di tale organismo non fu mai attuata.

Il Centro ha sede presso l’Istituto Superiore di Sanità, luogo istituzionale delle attività tecniche gestite dal Ministero della Salute. È presieduto dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dal Direttore Generale designato e nominato dal Ministro della Salute, dai rappresentanti dei Centri interregionali o regionali designati dalla Conferenza Stato-Regioni. Si è realizzata così una struttura collegiale che prevede la partecipazione dei rappresentanti di chi concretamente opera nelle attività di trapianto, scelti attraverso un’autorevole indicazione delle istituzioni nazionali regionali ossia di chi concretamente organizza ed eroga le prestazioni del sistema pubblico.

Nella riorganizzazione del sistema trapianti in Italia, l’istituzione del Centro Nazionale è stata, indubbiamente, una delle novità più importanti introdotte dalla legge n. 91 del 1 aprile 1999. Con essa viene affidato al CNT il coordinamento nazionale dell’attività di donazione, prelievo e trapianto di organi, tessuti e cellule.
In particolare:

  • il controllo, attraverso il sistema informativo delle donazioni, dei trapianti e delle liste di attesa;
  • la definizione di linee guida e dei protocolli operativi;
  • l’assegnazione degli organi per i casi di urgenza riferiti al bacino nazionale;
  • la definizione dei parametri per la verifica della qualità e del risultato delle strutture per i trapianti;
  • la promozione e il coordinamento dei rapporti con le istituzioni estere del settore.

A questi importanti compiti, la legge aggiunge la collaborazione alla promozione dell’informazione sulle attività di donazione prelievo e trapianti di organi tessuti e cellule, la gestione del sistema informativo e, più in generale, un ruolo effettivo nelle funzioni organizzative e gestionali del sistema trapianti.

Il ruolo del CNT nell’ambito del trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche viene definito per la prima volta nell’Accordo Stato Regioni n.1770 del 2003 e successivamente nei DLgs 191/2007 e DLgs 16/2010, quali recepimenti delle Direttive europee 23/2004 e 17 e 86/2006. L’attività di coordinamento è svolta dal CNT in stretta collaborazione, per quanto riguarda la parte clinica, con il GITMO (Gruppo Italiano Trapianto Midollo Osseo), società scientifica di riferimento per questa tipologia di trapianti, per la parte della donazione di CSE con il Centro Nazionale Trapianti e, per la parte relativa alla ricerca di donatori non familiari, con il Registro Italiano di Midollo Osseo (IBMDR).

Come è stato interpretato questo ruolo in rapporto alle attività effettuate dai centri interregionali (AIRT, NIT, OCST) e regionali già operanti sul territorio?

In primo luogo, come fattore determinante per la costruzione di una rete efficiente che ha saputo collegare le organizzazioni operative preesistenti, tale da dare coesione, trasparenza e scambio di informazioni tra i centri di coordinamento e di trapianto; in secondo luogo come organizzatore delle attività nonché punto di riferimento per garantire ai pazienti in lista di attesa un pari accesso al trattamento assistenziale di cui hanno bisogno; infine come centro regolatore dell’attività in grado di stimolare il sistema verso una migliore efficienza ed efficacia del complesso delle attività.

I risultati raggiunti in questi anni testimoniano una crescita costante del sistema che colloca il nostro Paese in una posizione di prestigio nello scenario internazionale. Tuttavia, il particolare contesto socio economico che il Paese sta attraversando, impone ulteriori processi di riorganizzazione e razionalizzazione della rete, certamente sempre in linea con i bisogni e le attese dei pazienti, ma nel rispetto delle ammissibilità economiche di tale contesto. Si è quindi avviato un processo di riordino e ottimizzazione del sistema in cui il CNT si pone come interlocutore operativo a livello nazionale, interfacciandosi direttamente con i CRT che hanno in carico i donatori e garantendo h/24 il supporto necessario ai fini della gestione operativa dei programmi nazionali.

Si viene così a rimuovere un passaggio operativo intermedio rappresentato dai tre CIR (AIRT, NITp, OCST) che svolgono sostanzialmente funzioni di allocazione degli organi eccedenti e di gestione dei programmi nazionali demandate loro a suo tempo dal Centro Nazionale Trapianti e il cui ruolo appare oggi anacronistico rispetto all’evoluzione della rete, nonché centri di costo aggiuntivi dato che con la revisione del titolo V della Costituzione le regioni hanno competenza non solo in materia di organizzazione dei servizi, ma di legislazione per l’attuazione degli stessi. A suo tempo la scelta di demandare ai CIR alcune delle funzioni attribuite al Centro Nazionale, fu ampiamente condivisa da tutta la rete per diversi ordini di fattori: il primo indubbiamente dovuto al rispetto della storia di ciascuna aggregazione interregionale che si era formata attraverso complessi accordi sottoscritti tra le singole regioni aggregate; il secondo dovuto al fatto che i centri interregionali avevano già un nucleo e una struttura operativa in grado di gestire programmi sovra regionali e, non ultimo, il fatto che al CNT non vi erano all’epoca le condizioni logistiche, strutturali, nonché il personale con il necessario know-how per attivare un nucleo operativo nazionale.

Oggi la rete si è notevolmente modificata e gran parte delle condizioni ostative di allora sono superate. Ci sono quindi le condizioni affinché il CNT prenda su di sé non solo quelle funzioni che la stessa legge istitutiva gli assegna, ma anche tutti i programmi di trapianto a carattere nazionale e internazionale che negli anni sono stati attivati. La centralizzazione gestionale delle allocazioni unitamente a quella delle liste, presenta indubbiamente dei vantaggi:

  • rende più fluido il percorso di allocazione attraverso la standardizzazione dei processi.
  • fornisce un’interpretazione univoca delle regole che attualmente disciplinano tali programmi e quindi più efficace la loro applicazione.
  • presenta una capacità interlocutoria e un grado di autorevolezza certamente superiori a quelle precedentemente detenute dai singoli CIR e sempre più rilevanti quanto più alti saranno i volumi di attività che verranno gestiti.
  • permette un controllo in tempo reale delle donazioni, dei flussi allocativi e dell’esito dei processi.

Quindi se si guarda al riordino in un ottica di razionalizzazione del sistema, non si può non prendere atto della necessità e dell’utilità che il riordino porta con sé.

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